Kata PDF Stampa

Una definizione abbastanza esaustiva di kata può essere: "una sorta di combattimento immaginario che si esegue senza avversario, dove il Karateka si esibisce in una miscellanea di concentrazione, respirazione ed esplosività, di tecniche di braccia e di gambe abbinate tra loro in precedenza." Tuttavia dobbiamo prendere in considerazione alcuni aspetti specifici per comprendere a fondo cosa sia un kata...

 

Luca Valdesi in azioneI kata sono di diversi livelli di difficoltà e vengono insegnati e fatti eseguire al Karateka in funzione del proprio livello di preparazione. Questo non significa però che i kata imparati precedentemente vadano dimenticati subito dopo aver superato l'esame di cintura, infatti spesso i primi giorni di lezione del "nuovo anno", sono dedicati allo studio ed al ripasso dei kata imparati gli anni prima, per far si che nessuno se li dimentichi (cosa che purtroppo succede spesso), e le cinture più basse possano cominciare a familiarizzare con i kata che dovranno imparare nel corso dell'anno.

 

Tutto il sapere tecnico del Karate-do è codificato nei Kata. Questi esercizi individuali, che si svolgono secondo ordine, ritmo e coordinazione precisa,  rappresentano un combattimento reale contro degli avversari immaginari, e contengono tecniche di pura difesa personale, "mascherate" molte volte da movimenti poco comprensibili da chi non ne ha ancora appreso il bunkai. Sebbene la parola Kata nella lingua giapponese significa "forma", la sua essenza non si può e non si deve sintetizzare nel solo aspetto estetico. La ricerca della perfezione nelle posizioni, negli spostamenti e nelle singole tecniche, ha come fine ultimo l’esaltazione dell’efficacia. L'utilizzo di posizioni basse o difficoltose, servono per potenziare le gambe del karateka, che in questo modo oltre a mettere in combinazione i kihon precedentemente imparati, al tempo stesso irrobustisce il fisico.

 

Esso rappresenta per i praticanti il metodo basilare per progredire nel "cammino" dell'arte, poiché racchiude sia lo studio delle tecniche fondamentali (kihon) che la tattica del combattimento (kumite) rispettando il ritmo scandito dal concetto spazio-tempo fornito dalla ricerca della distanza (maai); in poche parole i tempi coperti dall’esecuzione delle varie tecniche  veloci e lente devono corrispondere il più verosimilmente a quelli che intercorrono per la risposta ad un vero attacco, ed allapreparazione per la risposta ad un ulteriore attacco successivo. Secondo alcuni, la predeterminata sequenza di gesti, guidata da una corretta respirazione e da una componente fisico-mentale, mira al raggiungimento di un’elevata condizione spirituale.

 

Nel Kata nulla è superfluo, solo un costante e serio allenamento può permettere al praticante odierno di carpirne il significato intrinseco,Gichin Funakoshi durante l'esecuzione di un kata ogni minimo movimento è stato studiato dai   grandi Maestri di Arti Marziali del passato che hanno saputo estrarre i principi fondamentali e le strategie dalla realtà dei combattimenti creando così un concentrato di tecniche di studio (talvolta di difficile interpretazione in quanto l’antico sapere dell’arte del combattimento, custodito gelosamente, veniva mascherato dietro “incomprensibili passaggi” evitando che altri se ne impadronissero). Nonostante i Kata siano nati in epoche remote l’utilizzo delle svariate tecniche in essi contenuti si rivela tutt’ora efficacissimo trovando, oggi come allora, largo impiego in quella che è la difesa personale. La ripetizione costante e fedele di tale esercizio serve a tener viva la tradizione del Karate-do permettendogli (si spera) di giungere alle generazioni future inalterato.

 

Oggi,l’esecuzione del Kata viene effettuata tenendo in considerazione alcuni punti propri dello spirito originario. I Kata si sviluppano su un tracciato determinato dove l’esatta esecuzione deve far coincidere il punto d’arrivo con quello di partenza (embunsen), tanto che in alcuni dojo giapponesi, ancora oggi si usa segnare sul tatami il punto d'inizio, per vedere se il kata è stato eseguito correttamente dal praticante. I kata iniziano e terminano con il saluto indice di un mutato atteggiamento mentale pronto ad esprimere il massimo della concentrazione e della forza interiore. L’uso corretto della respirazione e della contrazione addominale devono coadiuvare ogni tecnica, caratterizzando quella risolutiva mediante il kiai (grido) generalmente espresso in due particolari momenti dell’esecuzione del Kata.

 

I Kata tradizionali traggono le loro origini da due stili antichi, lo Shorei tipicamente duro dove prevale una maggiore staticità e potenza fisica (ideale per combattimenti ravvicinati) e lo Shorin improntato sull’agilità e velocità di spostamento (molto efficace per i combattimenti a distanza). Nel corso dei secoli i due stili si sono miscelati in diverse occasioni dando forma a dei Kata la cui origine è di difficile catalogazione.

 

Luca Valdesi in azionePoiché il M° Funakoshi riteneva le caratteristiche dei due stili necessarie in egual misura al miglioramento personale, nello stile Shotokan le due correnti sono entrambe rappresentate da kata di diverso tipo e natura, infatti quando si deve portare un esame per il passaggio o l'acquisizione di Dan, c'è la possibilità di scelta tra due kata di diversa natura, adatti anche a tipi di fisici differenti.

 

Per il maestro Funakoshi, la pratica dei kata era la più importante insieme ai kihon, e rinnegava totalmente il combattimento sia libero che predefinito, poichè se si fossero applicate le tecniche dei kata in un combattimento, molto probabilmente questo si sarebbe concluso con la morte di uno dei due combattenti. I kata di oggi tuttavia, sono stati riveduti da suo figlio Yoshitaka, ancora oggi da molti considerato uno dei migliori karateki di sempre, nonostante sia morto giovane. Yoshitaka introdusse nei kata molte tecniche che oggi sono comuni al karate ed ad altre arti, come il calcio laterale battente (yoko geri) o i "calci volanti", nonchè le posizioni piuttosto basse contenute in molti kata avanzati.

I primi 5 kata dello Shotokan sono stati codificati da Funakoshi per poter permettere anche ai bambini di imparare le tecniche basilari del karate, infatti quando si parla di "kata superiori", ci si riferisce a tutti i kata da Bassai dai in poi, cioè il kata basilare per l'acquisizione della cintura nera; tuttavia non bisogna prendere sottogamba i kata "Heian", perchè nel loro piccolo contengono tecniche molto pericolose che però vengono spesso "mascherate" proprio a causa della loro pericolosità.


KATA e BUNKAI


Una parte importantissima, e spesso trascurata nell'insegnamento, è quella del bunkai, cioè dell'applicazione reale delle tecniche di un kata; questo esercizio è importantissimo per capire a cosa servono veramente le tecniche imparate, che spesso sono incomprese dall'atleta a causa di movimenti strani o lenti. La pratica dei bunkai dovrebbe iniziare fin dalle cinture più basse, appena compiuta la giusta età, poichè le tecniche applicate possono spesso risultare pericolose o mortali in una situazione reale. I bunkai vengono eseguiti solitamente da un "difensore" e 2 "attaccanti", che tentano di colpirlo in più parti e in varie direzioni; nei livelli più alti, e di solito nelle manifestazioni, coloro che attaccano e difendono si scambiano spesso di ruolo, in modo da renderlo più reale possibile, o a volte alquanto spettacolare ed acrobatico.

Esecuzione di un bunkaiIn una pratica tradizionale, in cui si vuole puntare alla difesa personale e non ad una pratica sportiva, bisogna evitare di rendere uke (colui che attacca) troppo statico, ciò oltre ad essere totalmente anti-realistico, è pure brutto da vedere per un osservatore esterno, che non capisce come mai uno che attacca dovrebbe starsene fermo ad aspettare di essere colpito dal suo "difensore". Una buona pratica invece, deve contemplare un giusto equilibio tra tecniche date e ricevute, e soprattutto deve contenere meno tecniche possibili, ma tutte quelle contenute devono essere risolutive, semplici ed efficaci.

Se si vuole eseguire il bunkai di un kata per una manifestazione in cui si contempla di più la spettacolarità delle tecniche, è consigliabile usare molti calci complessi ed alti, nonchè movimenti molto ampi e complessi. Tutto questo porta però ad un doveroso aumento della preparazione fisica, in vista delle tecniche molto complesse da eseguire. A livelli molto più alti, si posso introdurre i "calci volanti", capriole in aria ed altro ancora (come dimostrato tutti gli anni dalla nostra nazionale), che sono però richiosissime, e andrebbero eseguite con la supervisione di un maestro più preparato per questo campo.

 
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